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2043 Cortina d'Ampezzo

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Tar-Kashi

Il Tar-Kashi è un’arte di origine orientale introdotta con successo a Cortina d’Ampezzo nel 1881 dall’inglese Jhon G. J. Caddington.
Gli artiginani del legno ampezzani, apprezzatissimi per le loro tecniche di lavorazione, anche grazie alla rinomata  Scuola d’Arte, l’hanno fatta propria  dando così origine a un filone artistico ed estetico di grande successo fra i turisti di tutto il mondo.
Oggi gli oggetti in Tar-Kashi ampezzani   sono una rarità da collezionisti,  difficilissimi da trovare..L’arte del Tar-Kashi, negli ultimi decenni, è purtroppo decaduta.Oggi pochissime persone ne custodiscono i segreti. Ingrid Siorpaes, discendente di una storica famiglia ampezzana ,  è fra queste.

Tar-Kashi

Alcuni Esempi

Artigianato Artistico Ampezzano
Artigianato Artistico Ampezzano
TAR-KASHI
Le origini del Tar-kashi vengono da lontano, dall’India Orientale. A portare questa particolare lavorazione a Cortina, fu l’ingegnere inglese John G.J. Coddington, che, a seguito di un viaggio in India ove aveva accompagnato il Principe di Galles, rimase particolarmente impressionato da questa lavorazione a tal punto da volerla imparare per portarla in Europa.
La valle d’Ampezzo era abitata da un popolo che per l’inclemenza della natura e la conseguente scarsità di prodotti del suolo, per vivere era costretto a dedicarsi all’industria del legno (vista la ricchezza dei boschi), del ferro e della filigrana.
Lavori che venivano tramandati da padre in figlio.
E’ proprio l’abilità degli artigiani ampezzani che, nel 1881, convincono John G.J.
Coddington ad istruire l’allievo Giuseppe Lacedelli che nell’agosto del 1883 diventa “Werkmeister (maestro d’arte)” ed insegna il Tar-kashi presso la Regia Scuola d’Arte di Cortina d’Ampezzo. Durante il suo soggiorno di circa 2 settimane a Cortina, Coddington raccontò che di ritorno dalle Indie, passando per l’Italia, volle visitare Firenze e che in questa città parlò a qualcuno di questo intarsio in metallo detto Tar-kashi che lo aveva tanto impressionato e propose d’istruire qualcuno che se ne fosse interessato; ma disse che, con dispiacere, non trovò nessuno.
Nell’anno 1887 giunse a Cortina un certo J. Matthias maestro di una scuola professionale austriaca, qui inviato appositamente per studiare la nuova tecnica del Tar-kashi.
Nella primavera del 1889 la Scuola venne ispezionata da alcuni funzionari del Ministero dell’Istruzione del Governo Austriaco che espressero la loro piena soddisfazione riguardo al buon andamento della scuola e ordinarono una collezione di modelli e attrezzi per l’esecuzione del Tar-kashi, per conto del Museo tecnologico di Vienna.
La tecnica del Tar-kashi venne praticata nei laboratori artigianali di Cortina d'Ampezzo fino al 2003 quando l'ultimo depositario di quest'arte, il signor Dario Menardi cessò l’attività. Solo più tardi, a partire dal 2010, una su allieva, Ingrid Siorpaes riprese questa tecnica riportando così in vita una tradizione altrimenti destinata a scomparire.
Ingrid Siorpaes
Artist
MATERIALI E ATTREZZATURE USATE I materiali principali del Tar-kashi sono:
• i nastrini d’ottone, d’argento e di rame che servono per la realizzazione del disegno.
• la madreperla, lavorata a mano in varie forme geometriche ad esempio rotonde, quadrate, rettangolari, a forma di stelle ecc.
• vari tipi di tondini in diversi tipi di materiali come plastica colorata, metallo, legno.
Gli utensili usati per l'esecuzione di un lavoro in Tar-kashi sono:
• gli scalpelli che devono avere la lama molto sottile e ben affilata
• vari tipi di sgorbie
OGGETTI REALIZZATI
Con la tecnica del Tar-kashi si possono realizzare oggetti di vario tipo, come cofanetti, mobili, arredi sacri, ma anche piccoli oggetti come cornici, ciondoli ed orecchini.
TEMPI DI LAVORAZIONE I tempi per la costruzione di una scatola o di un cofanetto sono molto lunghi.
Ad esempio, per costruire la struttura di un piccolo cofanetto, è necessaria poco più di un'ora ma poi, per la sua decorazione, ci vogliono ben ventidue ore Per una piccola cornice (26x20) i tempi sono più lunghi. Per la costruzione della struttura è necessaria un'ora, ma per la sua decorazione completa, in madreperla e filetti di metallo, ci volgono ben ventisei ore.
CHE SIGNIFICATO HA PER LEI QUESTA ESPRESSIONE ARTISTICA?
Una passione che rende possibile non perdere un’antica tradizione.
DIMOSTRAZIONE DELLA TECNICA DEL TAR-KASHI
Gli oggetti artigianali prodotti con il Tar-kashi sono vere opere d’arte che richiedono intere giornate di pazienza in quanto totalmente fatte a mano:
• si inizia dal legno, il preferito è il palissandro, tagliato nelle forma e nella dimensioni volute, su cui viene riportato il disegno realizzato a mano oppure per ricalco con una carta apposita.
• Il disegno viene successivamente inciso con appositi scalpelli e sgorbie battute da un martello, creando così un solco profondo circa 1,5 mm. Ignorando la pronuncia indiana gli Ampezzani chiamano infatti questa tecnica “laoro da petà inze” (alla lettera “lavoro da batter dentro”) .
• All’interno di questo solco si introduce un nastrino/lamina di ottone, rame, argento o altro metallo reso piatto grazie ad un macchinario apposito (una sorta di macchina per fare la pasta).
• Se il disegno lo prevede vengono inseriti nel lavoro parti di madreperla, avorio o altro.
• Concluso il lavoro si chiudono le eventuali imperfezioni con uno stucco fatto di colla e polvere di legno di palissandro. Quando l’oggetto è ben asciutto si pulisce bene e si lucida.
Ingrid Siorpaes
Artist

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